Registrazione
Cresci oltre il Ramadan!
Scopri di più
Registrazione
Registrazione
Seleziona la lingua
8:75
والذين امنوا من بعد وهاجروا وجاهدوا معكم فاولايك منكم واولو الارحام بعضهم اولى ببعض في كتاب الله ان الله بكل شيء عليم ٧٥
وَٱلَّذِينَ ءَامَنُوا۟ مِنۢ بَعْدُ وَهَاجَرُوا۟ وَجَـٰهَدُوا۟ مَعَكُمْ فَأُو۟لَـٰٓئِكَ مِنكُمْ ۚ وَأُو۟لُوا۟ ٱلْأَرْحَامِ بَعْضُهُمْ أَوْلَىٰ بِبَعْضٍۢ فِى كِتَـٰبِ ٱللَّهِ ۗ إِنَّ ٱللَّهَ بِكُلِّ شَىْءٍ عَلِيمٌۢ ٧٥
وَٱلَّذِينَ
ءَامَنُواْ
مِنۢ
بَعۡدُ
وَهَاجَرُواْ
وَجَٰهَدُواْ
مَعَكُمۡ
فَأُوْلَٰٓئِكَ
مِنكُمۡۚ
وَأُوْلُواْ
ٱلۡأَرۡحَامِ
بَعۡضُهُمۡ
أَوۡلَىٰ
بِبَعۡضٖ
فِي
كِتَٰبِ
ٱللَّهِۚ
إِنَّ
ٱللَّهَ
بِكُلِّ
شَيۡءٍ
عَلِيمُۢ
٧٥
Coloro che in seguito hanno creduto e sono emigrati e hanno lottato insieme con voi, sono anch’essi dei vostri, ma nel Libro di Allah, i parenti hanno legami prioritari gli uni verso gli altri 1 . In verità Allah è onnisciente! 2 Questa sura fu rivelata dopo la battaglia di Badr, che segnò una svolta nella storia della nascente Comunità islamica. L’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui) aveva deciso di attaccare la carovana coreiscita che tornava dalla Siria carica di merci pregiate ma l’agguato fallì e i musulmani si trovarono a dover scegliere tra l’inseguimento della spedizione commerciale o lo scontro con un vero esercito di circa mille uomini che era partito dalla Mecca in suo soccorso. Questo cambiamento di programma costituiva un rischio militare e politico importante. Attaccare una carovana difesa da poche decine di armati poteva essere una scaramuccia senza gravi conseguenze di ordine generale, scontrarsi con un grosso contingente di meccani, nel quale erano rappresentati tutti i più importanti clan della città e guidato dai notabili più in vista, diventava necessariamente un fatto di grande risonanza politica, il cui esito poteva condizionare il futuro della Comunità islamica e la stessa sicurezza di Medina. Ottenuto l’appoggio dei Muhajirùn (gli Emigrati meccani) e degli ’Ansàr (gli Ausiliari medinesi), l’Inviato di Allah accettò il combattimento in campo aperto. I numeri che la tradizione ci ha tramandato ci informano che i musulmani erano montati (a turno) su cammelli e su tre cavalli, i pagani erano forti di circa mille uomini e avevano un centinaio di cavalli. Secondo il costume arabo la battaglia fu preceduta dallo scontro di tre Quraysh pagani e di tre musulmani. I campioni della fede furono tre membri della Famiglia del Profeta (pace e benedizioni su di lui), suo zio Hamza, suo cugino e genero ‘Ali ibn Abî Tâlib e ‘Ubayda, altro suo cugino (che Allah sia soddisfatto di tutti loro). La vittoria arrise ai credenti e fu la stessa cosa per il combattimento che iniziò subito dopo. Nonostante lo svantaggio numerico i musulmani combatterono con ardore sovrumano e Allah (gloria a Lui l’Altissimo) intervenne nello scontro con angeliche truppe guerriere. Ci furono episodi di splendido eroismo e di totale abnegazione che costituiscono in tutti i tempi esempio di coraggio e di comportamento nella guerra per la causa di Allah. Trovarono il martirio quindici musulmani tra cui ‘Umayr, un giovane quindicenne, parente del Profeta. Ben più pesante fu il bilancio delle perdite in campo pagano: cinquanta uomini rimasero uccisi e altrettanti furono presi prigionieri. Dopo anni di persecuzioni e oltraggi Allah (gloria a Lui l’Altissimo) aveva onorato la Sua Comunità anche sul campo di battaglia: era il xvii giorno del mese di Ramadan del secondo anno dall’Egira. 3 La divisione del bottino ottenuto nella battaglia di Badr (vedi nota precedente) rischiava di suscitare contrasti tra i musulmani vittoriosi e offuscare con un’ombra di meschinità lo splendore di una battaglia combattuta per la causa di Allah. Attribuendo il bottino «ad Allah e al Suo Messaggero», il Corano affidò al Profeta la responsabilità della divisione. Fu così introdotto il principio che nella guerra per la causa di Allah non si poteva fare bottino a titolo personale e che tutto quanto doveva essere consegnato al Messaggero (pace e benedizioni su di lui) il quale avrebbe fatto le parti nella maniera più equa (vedi vers. e la nota). 4 Allah è Colui che possiede tutto il creato e che provvede ogni cosa agli uomini; quando essi donano per amor Suo, non fanno altro che riconoscere questa realtà. Nel Corano la fede, l’orazione e la generosità sono frequentissimamente correlate tra loro. 5 II versetto allude alla battaglia di Badr (vedi nota al titolo della sura), l’idea di dover combattere era dispiaciuta a qualcuno, nonostante che (vedi versetto successivo) Allah, tramite il Suo Inviato, avesse promesso la vittoria ai credenti. 6 La Rivelazione divina testimonia inequivocabilmente la volontà di Allah rispetto alle vicende della battaglia di Badr (vedi nota 1). La scelta di combattere contro l’armata Quraysh piuttosto che inseguire la ricca carovana, si inscriveva in un superiore disegno divino com’è confermato da questi versetti. 7 A proposito degli Angeli inviati da Allah in aiuto ai Suoi fedeli, una certa critica cosiddetta «razionalista» tende ad interpretarli in maniera allegorica e cioè nel senso che il coraggio dei credenti varrebbe come l’aiuto di migliaia di Angeli. Vogliamo ribadire che nell’IsIàm credere all’esistenza degli Angeli è parte integrante della ‘aqida (la dottrina), che una grande quantità di ahadìth ci hanno confermato la loro presenza a Badr e che, come la loro esistenza è nota e percepita da milioni di musulmani nella loro vita quotidiana, a maggior ragione fu notata e riconosciuta in quel momento di grande importanza per l’IsIàm che fu la battaglia di Badr. 8 Anche la pioggia cade per testimoniare la benevolenza di Allah (gloria a Lui l’Altissimo) su coloro che stavano per combattere per causa Sua. La precipitazione ebbe due importanti conseguenze, una di ordine tattico e materiale, l’altra di ordine etico e spirituale. Compattò il terreno sabbioso su cui si trovavano i musulmani evitando la polvere e trasformò in un lago di fanghiglia le posizioni avversarie, ostacolando la manovra degli uomini e dei cavalli; d’altro canto permise ai credenti di praticare la purificazione rituale e rimuovere la «janâba», l’impurità maggiore (vedi nota a IV, 43). Durante la caduta della pioggia, i musulmani furono immersi in una specie di sonnolenza, breve e profonda, e non si accorsero di nulla. 9 «Quando tiravi…»: «quando combattevi, (o Muhammad)». Per dare avvio alla battaglia, l’Inviato di Allah (pace e benedizioni su di lui), raccolse da terra una manciata di sabbia e la gettò contro i politeisti maledicendoli. 10 L’unica volontà che regge e governa il mondo è quella di Allah (gloria a Lui l’Altissimo), e gli uomini non sono altro che strumenti di quella suprema volontà. Se sono musulmani (cioè a Lui sottomessi) sono strumenti consapevoli e realizzati nella loro felice dimensione di servi di Allah, se non lo sono trascinano un’esistenza dissociata tra la loro vera realtà e i loro comportamenti e non avranno pace né in questa vita né nell’Altra. 11 II discorso si rivolge con amara ironia ai miscredenti: «la vittoria che volevate si è trasformata in disfatta, smettete di negare la verità ché sarà meglio per voi. Se poi ancora insisterete Ci troverete nella difesa dei credenti e a nulla potranno le vostre armate, seppur numerose». Nella battaglia di Badr perirono molti tra i più importanti capi dei Coreisciti tra i quali il famoso Abù Jahl che aveva giurato di uccidere l’Inviato di Allah. 12 «sordi e muti»: nei confronti della fede; vedi II, 13 La vera vita è in Allah, l’appello al jihad altro non è se non la possibilità di acquisire una possibilità di vivere vicino a Lui. Tra l’uomo e le sue passioni si frappone il Creatore offrendo un’occasione di suprema testimonianza di fede e di rinuncia ai beni effimeri di questa vita. 14 «fitna»: questo termine difficilmente traducibile implica i concetti di sedizione, disordine, persecuzione, scandalo, oppressione, corruzione, eversione, guerra civile, vizio sociale ecc. (vedi nota a II, 191). In questo versetto viene introdotto anche un concetto molto importante: la responsabilità della sofferenza degli innocenti ricade sui peccatori e non su Allah, gloria a Lui l’Altissimo. L’uomo vive in comunità e pertanto le conseguenze delle sue azioni non riguardano solo lui, la disobbedienza ad Allah e la «fitna» che ne deriva colpisce quasi sempre anche gli altri, soprattutto i deboli e gli innocenti. Secondo molti commentatori in questo versetto è contenuta la profezia sul martirio di ‘Uthmàn figlio di Affan, il terzo califfo. La sua uccisione scatenò la grande discordia tra gli stessi compagni del Profeta (pace e benedizioni su di lui). I giuristi sono poi unanimi circa il fatto che gli assassini di ‘Uthmàn, oltre ad essere colpevoli di omicidio, sono da ritenere responsabili di tutti i disordini conseguenti alla «fitna». Il Profeta Muhammad (pace e benedizioni su di lui) disse: «La fitna dorme e Allah maledice chi la sveglia». 15 I beni di questo mondo e i suoi affetti, possono essere segni della benedizione divina, se vengono usati e vissuti islamicamente. Al contrario diventano occasioni di dannazione se per causa loro l’uomo dimentica il suo Creatore e i doveri nei Suoi confronti. 16 Anche: «vi concederà di distinguervi dai miscredenti». 17 Accenno alle persecuzioni subite dal Profeta (pace e benedizioni su di lui) prima che Allah, gloria a Lui l’Altissimo, gli desse il permesso di emigrare a Medina. 18 Parlando della tentazione con cui Satana insidia l’uomo, l’Inviato di Allah raccontò questo dialogo tra il Reietto e il Suo Signore: «Disse Satana: “Giuro per la Tua potenza che non smetterò di traviare i Tuoi servi fintanto che avranno spirito in corpo”. Rispose Allah: “In nome della Mia potenza avrò sempre cura di perdonare loro fintanto che Me lo chiederanno”». 19 «non è altro che sibili e battimani»: pratiche pagane facenti parte del rito della Circumambulazione della Ka‘ba da parte dei politeisti. 20 «dietro di loro c’è l’esperienza degli antichi»: c’è il ricordo dei castighi che Allah impose ai popoli che rifiutarono i Suoi ordini. 21 politeismo: nel testo «fitna»; in questo caso il significato è appunto politeismo, associazionismo, disconoscimento dell’unicità di Allah. Vedi nota al vers. 22 Questo versetto scese a precisare il senso del primo versetto della sura. Allah (gloria a Lui l’Altissimo) riconosce ai credenti il diritto sui quattro quinti della preda di guerra e stabilisce che il restante quinto deve essere speso per la causa di Allah, per le necessità della gestione del potere, per opere sociali e di pubblica assistenza. Vengono gettate le basi del primo «stato sociale» e viene individuata la sua copertura finanziaria. Con “suoi parenti” s’intende i clan dei bani Hashim e dei bani Abd-el-Muttalib. 23 «nel giorno del Discrimine»: un’altra allusione alla battaglia di Badr. 24 «la vostra risolutezza»: lett. «il vostro vento». 25 Continuano i riferimenti alla battaglia di Badr. In questo versetto i protagonisti sono quei meccani che si precipitarono in soccorso della carovana minacciata dai musulmani. Il Corano stigmatizza anche il loro modo di fare: «con insolenza e ostentazione», la tradizione infatti racconta che, sicuri della vittoria, i meccani avevano già preparato i festeggiamenti e che partirono accompagnati da ballerine e grande quantità di vino. 26 Alcune tradizioni riferiscono che marciando verso Badr, i meccani temevano di essere attaccati alle spalle dai Bam Kinâma, una tribù a loro ostile. Allah (gloria a Lui l’Altissimo) li ingannò una volta di più e credettero di vedere il capo di quella tribù che veniva ad attestar loro la sua solidarietà, tranquillizzandoli fino al momento dello scontro. Secondo altre tradizioni era Satana stesso ad ingannarli e li abbandonò quando «vide» le schiere di angeli che scendevano in campo a fianco dei musulmani. 27 Il versetto accenna al supplizio della tomba, che per i musulmani è una realtà incontrovertibile rivelata da Allah (vedi anche VIII, 50-e dal Suo Inviato (pace e benedizioni su di lui). Disse il Profeta: «Appena calato nella tomba, appena i suoi cari si sono allontanati, quando i loro passi risuonano ancora, l’uomo morto vede due angeli presentarglisi davanti; lo fanno sedere e gli chiedono: “Cosa pensi di quest’uomo?” (Cioè del Profeta Muhammad); il credente risponde: “Attesto che è il Servitore e il Messaggero di Allah!”, “Guarda, gli dicono gli angeli, ecco la residenza che ti era destinata all’Inferno, Allah te l’ha sostituita con quest’altra, in Paradiso”. Gli mostrano allora le due destinazioni. Invece l’ipocrita e il miscredente rispondono: “Io non so, dicevo quello che diceva la gente!”. “Non hai saputo niente, non hai recitato niente”, dicono gli angeli, e con barre di ferro gli assestano dei colpi che gli fanno lanciare urla che sentono tutti quelli che lo circondano, a parte i jinn e gli uomini. Quando uno muore, la sua residenza futura gli viene mostrata al mattino e alla sera. Se è destinato all’inferno, la sua dimora infernale sarà di fronte a lui. Se ha la grazia di essere destinato al Paradiso, nella tomba vedrà il suo futuro soggiorno. Ad ognuno di loro sarà detto: “Guarda la tua residenza futura aspettando il giorno del giudizio!”» (questo hadith è stato tramandato da al-Bukhârî). 28 È evidente il riferimento all’intervento di Allah (gloria a Lui l’Altissimo) a fianco dei Figli di Israele ai tempi dell’Esodo. Anche in quel caso l’intervento divino risolse una situazione assai critica per i credenti. 29 «Preparate… per terrorizzare…»: il Corano teorizza chiaramente il valore della deterrenza. 30 «altri ancora…»: la lotta contro i miscredenti è una costante della vita della Comunità islamica e pertanto ogni episodio oltre al valore che ha in sé, è anche esempio e ammonimento rivolto ad altre situazioni e altri popoli. 31 Prima dell’arrivo del Profeta, Medina era agitata dai tremendi scontri tribali che avevano per protagonisti i clan arabi degli Aws e dei Khazraj. Dietro questi scontri stavano spesso i clan ebrei che, alleati degli uni o degli altri, ricavavano molti vantaggi dalla situazione. Fabbricavano armi che vendevano ai contendenti, esercitavano l’usura per finanziare i loro steì&i clienti e svolgevano attività di spionaggio. Il loro obiettivo strategicamente più importante, era quello di mantenere l’inimicizia tra gli arabi e indebolirli favorendo e alimentando i lorocontrasti. La rivelazione divina, portata dal Profeta (pace e benedizioni su di lui) convinse gli arabi a metter da parte odi e rancori. 32 Nel precedente vers. veniva impartito ai credenti l’ordine di combattere nella (s)proporzione (massima) di uno contro dieci, in questo versetto l’obbligo viene ridotto a uno contro due e il precedente precetto è abrogato. I commentatori si sono chiesti la ragione di questa apparente contraddizione e l’hanno spiegata rilevando che la giustapposizione dei due versetti non corrisponde alla loro rivelazione cronologica, in quanto il vers. fu rivelato molto più tardi e avanzando l’ipotesi di un approccio psicologico alla questione dello scontro contro forze preponderanti. Se infatti viene richiesto ai credenti uno sforzo sovrumano, quando poi la sua valenza viene ricondotta entro limiti umanamente possibili, il senso di sollievo per la grazia ricevuta fa sì che l’ordine di Allah venga accettato senza altre contestazioni o lamentele. In base a questo versetto viene concesso il diritto alla ritirata strategica che sembrava precluso in base al vers. della stessa sura. 33 Conclusa la battaglia, i musulmani si trovarono ad avere in loro potere una cinquantina di prigionieri. Tra loro alcuni dei più bei nomi dell’aristocrazia Quraysh, le cui famiglie avrebbero certamente riscattato anche a caro prezzo. Questo era il costume arabo e a molti musulmani sembrava del tutto ovvio che così si procedesse. A questa soluzione era favorevole anche il Profeta (pace e benedizioni su di lui), non di certo per avidità ma per evitare che l’uccisione dei prigionieri provocasse altri lutti e scavasse sempre più profondo il solco che ormai attraversava tutti i clan Quraysh e le stesse famiglie: da una parte i credenti dall’altra i miscredenti. Tra i prigionieri infatti c’era Abbàs, zio dell’Inviato di Allah e fratello di Hamza, Abû ’l-‘As, marito di Zaynab la figlia del Profeta, c’era ‘Aqìl fratello di Ali. ‘Umar ibn Khattab, nella sua intransigenza «pura e dura» avrebbe voluto passarli tutti a fil di spada. Alfa fine solo un paio di loro, del tutto irriducibili, furono decapitati. Nel versetto si può leggere un certo rimprovero divino per l’indulgenza di Muhammad (pace e benedizioni su di lui), ma nei versetti successivi diventa esplicito che Allah approvava le decisioni del Suo Inviato. 34 Questo versetto insiste sull’alleanza, l’apparentamento, che si sviluppò in base alla comune fede tra i meccani emigrati e i medinesi degli Aws e dei Khazraj. Riponendo in Allah e non nei meschini interessi di clan, le ragioni della solidarietà tra gli uomini, l’IsIàm produsse lo sconvolgimento delle regole che dominavano i rapporti tra i clan e tra la gente. 35 Nella sua parte finale il versetto abroga una parte della legge istituita subito dopo l’Egira. Era stato infatti stabilito che ogni famiglia di medinesi (gli ausiliari) fosse apparentata ad una famiglia di meccani (gli emigranti) e questo aveva conseguenze anche materiali. In particolare stabiliva una linea ereditaria tra affiliati che escludeva i consanguinei. Il precetto di Allah espresso in questo versetto ribadisce la supremazia dei legami del sangue.
Tafsir
Strati
Lezioni
Riflessi
Risposte
Qiraat
Hadith
Stai leggendo un tafsir per il gruppo di versi 8:75 a 9:1

Described in the fourth verse (75) is the injunction concerning different categories of Muhajirin (مُھَاجِرین ، emigrants). It says: Though, some of them are the very first among Muhajirin - those who migrated earlier than the Peace Treaty of Hudaibiyah. Then, there is a second category of Muhajirin - those who migrated after the Peace Treaty of Hudaibiyah and, because of this, there will be difference in the ranks they are to have in the Hereafter, but regarding injunctions of this mortal world, they too shall be covered by the injunction governing the first category of Muhajirin in that they are inheritors to each other. Therefore, addressing the first among the Muhajirin, it was said: فَأُولَـٰئِكَ مِنكُمْ (then, they are one of you - 75). It means that these Muhajirin of the second category are also a part of your group. Hence, under injunctions governing inheritance, they are governed by rules which apply to Muhajirin in general.

This is the very last verse of Surah Al-Anfal. Given at the end of it is a comprehensive regulation of the law of inheritance through which stood abrogated what was an interim injunction promulgated during the early period of Hijrah mentioned in the preceding verses about having the Muhajirin and Ansar become inheritors to each other through an arrangement of brotherhood between them. The words of the last verse which abrogated this temporary law of inheritance are: وَأُولُو الْأَرْ‌حَامِ بَعْضُهُمْ أَوْلَىٰ بِبَعْضٍ فِي كِتَابِ اللَّـهِ (As for the womb-relatives, some of them are closer to some as in the Book of Allah -75). Let us study them in a greater detail.

In Arabic, the word: أُولُو (ulu) is used to carry the sense of being the possessor, owner, person or people of certain entitlement. In absence of an exact counterpart in English, it is usually translated as 'men of or 'people of ', as in: 'people of wisdom' for: اولو العقل (ulu ‘l-‘aql) and 'people of authority' for اولوالامر (ulu 'l-amr). Therefore, the word: اولوالارحام (ulu '1--arham) means the people of arham (wombs). Arham is the plural of rahim which is basically the name of the part of the body where the creative process of the human child takes place and since the bond of relationship is established via the association of rah’ m (رحم), therefore, اولوالارحام (ulu 'l-arham : translated literally as womb-relatives) is used in the sense of relatives.

The meaning of the verse is that, though a universal bond of brotherhood binds all Muslims to each other, because of which, if needed, helping and supporting each other becomes obligatory, and that they also inherit from each other. But, Muslims who are bound by mutual relationship have precedence over other Muslims. The phrase: فِی کِتَابِ اللہِ (fi Kitabillah: translated literally 'as in the Book of Allah - 75' ) at this place has been used in the sense of: فِی حُکمِ اللہِ (fi hukmi 'l-la.h) which means that Allah Ta` ala has made this law through His special command.

The rule of procedure given by this verse is that the distribution of inheritance should be on the criterion of relationship and the word: اولوالارحام (ulu 'l-arham) is applied to relatives in an absolute sense. Out of these, the shares of particular relatives have already been determined by the Holy Qur'an in Surah al-Nisa'. These are called Ashab al-Furud or Dhawi al-Furud in the terminology of the Law of Inheritance. Popularly referred to as "Qur'anic heirs," they mean those who are entitled to a statutory share in the inheritance of a deceased person. Any property which remains, after the determined shares have been given, should be distributed over other relatives as provided in this verse. Then, it is also evident that it is not possible for anyone to distribute any property over all relatives because some kind of a distant relationship definitely exists among human beings of the whole world - for all of them owe their fact of birth to but one father and mother, Sayyidna Adam and Sayyidah Hawwa (علیہا السلام) (Adam and Eve). Therefore, the only practical way of distributing inheritance over relatives can be that, by giving close relatives precedence over those distant, the benchmark of the near should be used to exclude the distant. A detailed description of this is present in the Ahadith of the Holy Prophet ﷺ which stipulate that, after having given the shares of Dhawi al-Furud (Qur'anic heirs), whatever remains should be given to the ‘Asbat (agnates or paternal relatives) of the deceased person, degree-wise, that is, by giving precedence to the near agnate (` asbah) over the distant one, the benchmark of the near should be used to exclude the distant.

And in case, there is no one alive from among the agnates ( ‘asbat), then, distribution has to be made over rest of the relatives.

In addition to ` asbat or agnates, there are a host of other relatives. It is for them that the word: ذَوِی الارحام Dhawi al-Arham has been particularized in the technical terminology of the science of inheritance and distribution. But, this terminology has found currency in a later period. In the Holy Qur'an, the word: اولوالارحام (ulu 'l-arham : womb-relatives), according to its lexical connotation, covers all relatives included wherein are Dhawi al-Furud ذَوِی فُرُوض (Qur'anic heirs), ` Asbat (agnates) and Dhawi al-Arham (womb-relatives) in a general sense.

Then, some details about the subject have been covered in Surah al-Nis-a' where Allah Ta` ala has Himself determined the shares of particular relatives and which are known as Dhawi al-Furud in the terminology of Inheritance. As for the rest, the Holy Prophet ﷺ has said:

الحقوا الفرایٔض باھلھا فما بقی فھولاولی رجل ذکر۔ (البخاری)

It means: After giving shares to those identified in the Qur'an, that which remains is to be given to males nearer to the deceased. (al-Bukhari)

They are known as Asbat (agnates) in the terminology of inheritance. If there be no one from among the ` asbat (agnates) of the deceased person, then, according to the saying of the Holy Prophet ﷺ ، other relatives get it. These relatives are technically known as Dhawi 'l-Arham (womb-relatives) such as, maternal uncle or maternal aunt and others.

The last sentence of this last verse of Surah Al-Anfal has abrogated the law of Islamic inheritance mentioned in verses earlier to this. According to that law, mutual inheritance used to be in force among the Muhajirin and Ansar, even though there be no lineal kinship between them. It was abrogated because it was an emergency-oriented injunction given during the initial period of Hijrah.

Surah Al-Anfal ends here. May Allah Ta` ala give us all the Taufiq (تَوفِیق)of understanding it and acting in accordance with it.

Praised is Allah with whose help “ Surah al-'Anfal” comes to its conclusion the night of Thursday, 22nd of Jumada II, Hijrah Year 1381. I seek from Allah Ta` ala His Taufiq and help in the Tafsir of Surah at-Taubah and for Allah is all praise from its beginning to its end --- Muhammad Shafi, may he be forgiven.

A review of it was completed on the day of Jumu'ah, 19th of Jumada I, Hijrah Year 1390 and praised be Allah for that.

He has revealed to you ˹O Prophet˺ the Book in truth, confirming what came before it, as He revealed the Torah and the Gospel
— Dr. Mustafa Khattab, the Clear Quran
Notes placeholders
Leggi, ascolta, cerca e rifletti sul Corano

Quran.com è una piattaforma affidabile utilizzata da milioni di persone in tutto il mondo per leggere, cercare, ascoltare e riflettere sul Corano in diverse lingue. Offre traduzioni, tafsir, recitazioni, traduzioni parola per parola e strumenti per uno studio più approfondito, rendendo il Corano accessibile a tutti.

In qualità di Sadaqah Jariyah, Quran.com si impegna ad aiutare le persone a entrare in contatto profondo con il Corano. Supportato da Quran.Foundation , un'organizzazione no-profit 501(c)(3), Quran.com continua a crescere come risorsa gratuita e preziosa per tutti, Alhamdulillah.

Navigare
Casa
Radio del Corano
Recitatori
Chi siamo
Sviluppatori
Aggiornamenti del prodotto
Feedback
Aiuto
Donare
I nostri progetti
Quran.com
Quran For Android
Quran iOS
QuranReflect.com
Quran.AI
Sunnah.com
Nuqayah.com
Legacy.Quran.com
Corpus.Quran.com
Progetti senza scopo di lucro posseduti, gestiti o sponsorizzati da Quran.Foundation
Link popolari

Ayatul Kursi

Surah Yaseen

Surah Al Mulk

Surah Ar-Rahman

Surah Al Waqi'ah

Surah Al Kahf

Surah Al Muzzammil

Mappa del sitoPrivacyTermini e Condizioni
© 2026 Quran.com. Tutti i diritti riservati